Mai come in questo momento.

Mai come in questo momento.

Di quello che resta di questi giorni di pandemia e poesia.

Mai come in questo momento abbiamo bisogno di poesia!
Di parole dette insieme, di parole dette ad alta voce.
E dietro alle parole, le azioni, i gesti semplici, i grazie, i per favoreché basta anche un niente per essere felici, basta vivere come le cose che dici.

E donna, domĭna, in questo mese di pandemia e isolamento, è stato questo per noi: un modo per ritrovarci, per darci uno spazio – tempo e stare insieme.
Lentamente. Un giorno alla volta.

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Siamo partiti forte, con una profondità dell’intimo che non conosce maniere.  E mentre intorno era catastrofe e sconforto noi siamo stati giorni interi con la testa poggiata alla mano, senza uscire. Siamo stati a chiedere al male di passare e al niente di trasformare il trascendente in cose. Ci siamo ritrovati fermi, a guardarci dentro. A non riconoscerci, a riconoscerci troppo. A piangere, a piangere talmente tanto da capire che non si piange dagli occhi, ché il pianto vero è invisibile, è dentro il pensiero.

Poi il cielo ha smesso di fare primavera, all’improvviso. Si è allineato con l’intorno. Il sole prima è andato via e poi è tornato, timido. Siamo stati un po’ meglio, ci siamo presi un po’ d’aria, di luce e abbiamo iniziato a leggere, a parlare con noi e con gli altri, ad ascoltarci, a sentirci vivi.

Siamo le macchie dai contorni indefiniti, le nuvole che sembrano più bianche perché si respira meglio. Siamo i silenzi vuoti delle case piene.

Un attimo di pace e tutto sembra tornare a “com’era prima”… e, invece, poi di nuovo: il mondo è crollato ed è rinato in uno squarcio di cielo.

Ci sono stati momenti in cui abbiamo provato la bellezza di poterci sentire fragili,  quasi come un diritto. Sì, abbiamo provato il diritto di sentirci fragili.

Fragili e scomodi,
scomodi e inappropiati,
inappropiati e confusi.

E in questa confusione il tempo ha iniziato ad assomigliarsi. Mesi e settimane. Anni e stagioni, uguali… e in questi frammenti di vita ci siamo rincorsi, abbiamo quasi perso il controllo, il contorno di noi stessi. Ci siamo visti solo forme che si compongono e scompongono, solitarie. Ci siamo fatti paura e nonostante la paura abbiamo viaggiato, senza uscire. Abbiamo viaggiato, con gli occhi chiusi e la testa buttata avanti.  Per cercare un adesso capace di dare vita al futuro.

Perché finisce sempre così: siamo esseri fatti di speranze, anche quando la luce si spegne. È vero, nel buio, ogni tanto, ci siamo arrabiati. Ci siamo arrabbiati con la morte.  Ci siamo indignati, abbiamo urlato, abbiamo urlato fortissimo fino a diventare assordanti e quando abbiamo capito che non sarebbe bastato allora è stato semplice accettare che la felicità è un micro-organismo nell’interno dell’infelicità e che bisogna aspettare e ringraziare, senza uscire.

Aspettare e ringraziare.

Stare. Stare in questo mare nero in cui ci pare di annegare.

Stare per trovare. Non te ne accorgi, ma poi arriva. Un desiderio.

Un desiderio di cose leggere.Un desiderio per credere, per continuare a credere che forse le parole sono l’unica cosa che esiste nell’enorme vuoto dei secoli.

Un giorno torneremo ad essere. Promesso.

_

Un grazie speciale a tutte le donne che hanno fatto pieno il mese più strano della nostra vita.

giorno 1: Roberta Cadorin

giorno 2: Ilaria Gasperotti

giorno 3: Flavia Damiano, in arte Effe

giorno 4: Alessandra Nardotto, in arte The Honey Boat

giorno 5: Laurenji Bloom

giorno 6: Elena Mistrello

giorno 7: Eleonora Spada

giorno 8: Debora Guidi

giorno 9: Giuliana Polimeni

giorno 10: Alessandra Jevo, in arte Jevo.

giorno 11: Rita Trunzo

giorno 12: Giorgia Asuni

giorno 13: Laura Vaioli, in arte Vaio

giorno 14: Silvia Gurnari

giorno 15: Sara Bernardi

giorno 16: Elvira Fiore

giorno 17: Sara Lo Re

giorno 18: Anastasiya Norenko

giorno 19: Serenella Vezzi

giorno 20: Isabella Bignardi

giorno 21: Sabrina Gennari

giorno 22: Roberta Cacciatore

giorno 23: Alice Girotto

giorno 24:  Ylenia Romoli 

giorno 25: Eugenia Carraro

giorno 26: Manuela Scanu, in arte Miskinhead

giorno 27: Marisol Finelli

giorno 28: Francesca Quatraro di OFFICINAMEZZALUNA

giorno 29: Flavia Criscione

giorno 30: Ludovica Fantetti di Tutti I Miei Disegni Inutili

giorno 31: Costanza Rosi

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Per sapere meglio cos’è donna, domĭna clicca QUA.

Il progetto, in collaborazione con Maison Ventidue, aderisce felicemente al patto per la lettura della città di Bologna.

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